“Affascino” 2018,
70 piatti di ceramica dimensioni variabili, acqua, olio, sonoro loop.
Vista dell’installazione presso il frantoio ipogeo del torrione di Avetrana (Ta). A cura di Fabio Petrelli.

 

Il rito dell’affascinatura di Maria Grazia Carriero.

 

Le mura delle vecchie case bianche del sud, evocano in sé voci e storie sotterranee, popolate da donne, madri e vedove che un tempo lontano hanno convissuto con ansie recondite per una stregoneria domestica sempre in agguato. Una cultura questa, per sentito dire, generata dal terrore primordiale per la morte, dalla fame e dalla fatica nei campi, dai santi protettori che deambulati nelle processioni, espellevano il male dai corpi e nuovamente poi, provocavano i segni incurabili della malattia e del disagio. Negli altarini domestici delle abitazioni, convivono difatti ancor oggi come nell’illo tempore, i simboli apotropaici del bene e del male, che evocano le forze ancestrali che si alternano e si coagulano nel credo della religione ufficiale, in una visione animistica del mondo e della vita.

Questi elementi, se pure nella loro eterogeneità e complessità socio-antropologica, sono alla base della ricerca di Maria Grazia Carriero (Gioia del colle, 1980) che attraverso le forme dell’arte contemporanea, pone un analisi sulla cultura religiosa popolare, nei suoi intrecci simbolici e allusivi. Il concetto di magia (dal greco antico mageìa cioè l’insieme delle dottrine e delle pratiche rituali effettuate dai magi e dai sacerdoti-astrologi persiani) è intesa come una forma primordiale del pensiero umano, attuo a modificare e influenzare gli eventi con le forze ancestrali della natura o del demonio, modificando così il corso naturale della storia. Il rito magico, come quello dell’ affascinatura, studio fondamentale alla base della ricerca demartiniana (Sud e magia, 1960), è in primo luogo un atto della tradizione e in esso bisogna circoscriverlo per comprendere a pieno le dinamiche correlate e i suoi significati e significanti nei processi dinamici della cultura. Non è un caso, che questo cerimoniale magico come evidenziato nell’istallazione della Carriero abbia in sé delle radici alchemiche, proprio per la presenza costante dell’acqua e dell’olio che versato dalla megera luttuosa nel piatto bianco, crea mappature e geografie surreali, incomprensibili ma che evocano dalla lettura esperta della guaritrice, il presagio del male che deve essere debellato, tagliato perpetuamente via. L’intera opera di Maria Grazia Carriero, si genera non solo attraverso dinamiche visuali e uditive in cui il fruitore deve commisurarsi, ma si nutre di una letteratura antropologica densa che dalle Teorie generali della magia di Marcel Mauss o ancor prima dagli insegnamenti di J. G. Frazer e dei successivi scritti di C. G. Jung in Inconscio, occultismo e magia, arriva a comprende gli studi complessi di Ernesto de Martino sulla problematizzazione storica del fenomeno magico nelle realtà subalterne del meridione.

Porre lo sguardo nel passato di una civiltà, fatta di propri riti e atti magici che non declinano ma che si evolvono nella contemporaneità, sono l’elemento costante nell’analisi della Carriero. La storia con le proprie tradizioni popolari volte a fronteggiare l’idea costante del male, si modifica in un stato altro, perché come afferma Giovanni Battista Bronzini in Cultura contadina e idea meridionalistica (Bari, 1982) «ogni civiltà o cultura non muore mai (…). Quel che si attua non è morte di una civiltà o cultura e nascita di un’altra, ma trasformazione di una medesima civiltà».

Di fatto il rito dell’affascinatura e ancor oggi profondamente vivo, sentito tra la gente, pur nelle sue profonde contaminazioni.

 

 

Fabio Petrelli

storico dell’arte,

cultore della materia

Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”